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giovedì, 2 Luglio, 2020

Da Ginnasta a Tecnico: la storia di Gianmatteo Centazzo!

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Gianmatteo Centazzo ora è un Tecnico Federale all’Accademia di Padova e allena nel club Spes Mestre, del quale è membro da sempre. Prima di essere tecnico e allenatore, però, è stato un ginnasta olimpionico alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Ai microfoni di Ginnasticando.it ha parlato del suo percorso che lo ha portato da ginnasta a diventare tecnico.

Gianmatteo ora ricopri il ruolo di allenatore ma prima sei stato anche un ginnasta. Quali sono i ricordi più belli che hai della tua carriera?

Ho avuto la fortuna e la bravura di far parte di un gruppo di ginnasti molto forti. La squadra era capitanata dal famosissimo Juri Chechi ma c’erano anche altri ottimi ginnasti com Boris Preti, Paolo Bucci e tanti altri. Tra i ricordi più belli che ho della mia esperienza da ginnasta ci sono sicuramente le Olimpiadi di Barcellona nel ’92. Il quinto posto che abbiamo ottenuto come squadra è stato un risultato abbastanza clamoroso perché abbiamo lasciato dietro nazioni molto più forti di noi, tra cui gli Usa. Altro ricordo bellissimo sono le Universiadi di Buffalo del ’93 quando con la squadra siamo arrivati primi battendo nazionali del calibro dell’Unione Sovietica (allora CSI), gli stessi Usa, il Giappone e altre. Poi ho partecipato a tantissimi altri incontri internazionali fino al 1996, anno nel quale ho smesso di fare ginnastica.

foto dal sito: www.davidecamera.com

Ginnasta e allenatore sono complementari, l’uno non può esistere senza l’altro ma allo stesso tempo sono due ruoli molto diversi. Come è avvenuto per te il passaggio dall’uno all’altro?

Il mio è stato un passaggio abbastanza traumatico. Avevo circa 26 anni quando ho smesso e, da atleta quale ero, sono stato catapultato nel mondo reale a confrontarmi con le prime, vere esperienze lavorative fuori dalla palestra. All’inizio ho mantenuto comunque l’impegno lavorativo come allenatore nel club ma più che altro lo facevo per dovere, come fosse qualcosa da fare più per abitudine che per piacere. Sai, quando smetti di fare ginnastica, soprattutto quando l’hai fatta a un certo livello, pensi di sapere tante cose che, invece, non sono per niente scontate, cose che si imparano pian piano nel lungo percorso da fare per diventare un tecnico. La svolta per me è arrivata quando, nel 2010, non trovavo lavoro e ho deciso di buttarmi a pieno regime nel mondo della ginnastica. Lì ho iniziato a tirar fuori questo gruppo di ginnastini che allora avevano l’età di 8 o 10 anni, ai quali ho cercato subito di dare il massimo. Lavorando con questi ragazzini mi sono accorto che la ginnastica era cambiata. Sentivo il bisogno di essere “formato” per rimettermi sulla strada giusta, perché il nostro è uno sport difficile dato che è in continua evoluzione. Così ho cominciato a girare molto e a imparare molto.

Io dico sempre che per essere un bravo tecnico sono fondamentali due caratteristiche: devi essere umile e allo stesso tempo ambizioso.

Umile perché devi saper imparare sempre e da tutti, e questo non è semplice. E ambizioso perché devi voler vincere e ambire a dei traguardi. Sono due caratteristiche che non vanno molto d’accordo tra loro, anche se penso che questa combinazione sia stata un po’ la mia arma vincente. Altre caratteristiche, invece, avendo fatto ginnastica non puoi che mantenerle, come ad esempio motivare i ragazzi, dargli la carica, la grinta.

La squadra di atleti che stai allenando, tra i quali Nicolò Mozzato e Stefano Patron, si sta rivelando davvero vincente. Lo dimostra il fatto che attualmente siete primi in classifica con la Spes Mestre ma il percorso è stato lungo ed è cominciato dalla Serie B, giusto?

Come ti dicevo prima, il progetto è partito molti anni fa. Ho preso questo gruppetto di ragazzi quando erano ancora alle prime armi, per cui ho iniziato dalla gavetta. In loro ho visto determinate qualità che li distinguevano dai ragazzi che vedevo abitualmente in palestra. Avevano un’intelligenza motoria superiore agli altri e uno sguardo furbesco e vigile che la diceva lunga. Lavoro con loro da molti anni e adesso sono diventati grandi e indipendenti, per cui la tipologia di lavoro da fare insieme è totalmente differente rispetto agli inizi. Con loro ho preferito approcciarmi dando fiducia piuttosto che imporre controllo. Il feedback tra allenatore e ginnasta che ho impostato è stato quello di parlare, di chiedere e dialogare e, fino ad ora, ho avuto grandissime soddisfazioni. Soddisfazioni arrivate sia nell’ambito della Serie A, nella quale abbiamo azzeccato un percorso vincente che si sta rivelando tale tutt’ora (stop permettendo) e per il quale sono molto contento, sia a titolo individuale.

Stefano Patron, Gianmatteo Centazzo e Nicolò Mozzato

E, riguardo ai successi individuali, due momenti diametralmente opposti ma sicuramente molto forti sono stati la medaglia d’oro di Nicolò Mozzato nel concorso generale degli Europei Juniores e la qualificazione olimpica mancata per un soffio nel mondiale di Stoccarda. Raccontaceli con il tuo occhio critico da allenatore.

Sono ampiamente soddisfatto dai grandi successi che tutti loro hanno avuto, soprattutto da Nicolò. Nel 2018 lui è stato il primo e unico italiano a vincere il concorso generale a un Europeo Juniores per cui la soddisfazione è stata grandissima. Non ti nego, invece, che l’anno scorso mancare la qualificazione per un soffio ha lasciato un po’ di amarezza. Ci si è messo anche il destino per cui abbiamo avuto con la squadra una serie di sfortune e non siamo riusciti a incasellare il percorso. Una finestra aperta ce l’abbiamo, però, e stiamo lavorando per quello. Ad oggi i campionati Europei previsti per il prossimo maggio a Baku sono stati cancellati ma si disputeranno il prossimo anno e l’obiettivo è puntare al successo continentale per la qualificazione olimpica di Nicolò.

L’abbraccio di Gianmatteo Centazzo e Nicolò Mozzato all’Europeo di Glasgow – Foto Dario Ventre/FGI

Con questo obiettivo nel mirino, come si gestisce una rosa di atleti professionisti, abituati ad andare in palestra tutti i giorni e adesso chiusi in casa a causa del virus?

Inutile negare che per noi non è stato semplice fermarsi. Il nostro è uno sport dove si lavora in palestra tante ore, per cui è stato un grosso danno, questo. Bisogna fare i conti della realtà, però, e capire che non potevamo fare altro che attenerci alle direttive del Ministro e del Coni per il bene di tutti. Attualmente cerco di tenere i ragazzi monitorati coi mezzi che abbiamo, computer, telefoni, messaggi e ci sentiamo abbastanza costantemente. Abbiamo cercato di organizzarci con dei mini-attrezzi che i ragazzi hanno portato a casa e devo dire che stanno facendo un buon lavoro. La cosa importante che ho detto a loro è di non lasciarsi andare a livello mentale perché penso che in questo momento più che mai sia importante mantenere a fuoco l’obiettivo e non perderlo di vista. Questa è una cosa che ho ribadito diverse volte e che ritengo fondamentale.

Personalmente credo che l’era social che stiamo vivendo influisca sulla vita di tutti, atleti compresi. O sbaglio?

Durante gli allenamenti sicuramente preferisco che i ragazzi non abbiano il cellulare perché a volte si perdono a leggere i loro messaggi ma in generale non sono affatto contrario all’uso intelligente degli smartphone e dei social. Ci sono alcuni allenamenti, infatti, dove il lavoro viene impostato sull’aspetto ludico e lì capita che i ragazzi condividano quello che stanno facendo con altri ginnasti a livello mondiale, collegandosi con loro e inviando video del lavoro fatto in palestra. Ho notato che giocare con Instagram e i social sprona molto i ragazzi, che molte volte riescono a trovare nuovi stimoli proprio confrontandosi con i loro colleghi nel mondo. Per cui sono favorevole all’integrazione dei social in palestra a patto che venga fatto in modo costruttivo.

Gianmatteo, secondo te un campione si riconosce subito o si costruisce piano piano?

Penso sia abbastanza difficile riconoscere un campione. Quando scelgo i ginnasti lo faccio sempre perché noto in loro determinate qualità che altri non hanno. Secondo me un campione si distingue perché ha una caratteristica sua personale vincente che è insita in lui e quella caratteristica o ce l’hai o non ce l’hai. È anche vero che si possono costruire tante cose, si può costruire la mentalità del ginnasta, si possono incrementare delle caratteristiche esistenti, si può trovare la giusta chiave per spronarlo a diventare più sicuro ma poi alla fine un campione nasce campione, ecco. Io penso questo.

Mi è capitato spesso entrando in palestra di vedere genitori di bambini molto piccoli più agguerriti e competitivi di allenatori internazionali. Che approccio consiglieresti di avere ai genitori che accompagnano per la prima volta i loro figli in palestra?

Qui tocchi un tasto dolente perché io ho un bruttissimo rapporto con i genitori e cerco di essere sempre il più distante possibile. All’accademia di Padova, della quale sono responsabile, alleno ragazzi che si sono resi indipendenti e non hanno più quel problema. La sera, però, torno nel club dove sto formando un po’ di ginnastini -ho un 2006 molto bello con un ragazzino che ha già fatto parte della nazionale e poi ne sto seguendo altri due, tre piccoli- ma cerco di mantenere un distacco assoluto con i genitori. Non tutti sono uguali ma una grandissima percentuale di genitori vede nel proprio figlio il campione. Sono ambiziosi, fanno pressione sui ragazzi e non riescono a capire che così facendo porteranno ai loro stessi figli più danni che benefici. Sarebbe bello avere dei genitori che si limitino a fare i genitori. Io, ad esempio, ho un figlio di sedici anni che gioca a pallone e penso di aver sbagliato molto poco nel modo di approcciare mio figlio allo sport perché ho imparato come non ci si deve comportare nelle esperienze che ho vissuto da allenatore. È  una valutazione un po’ dura, però è una cosa che penso realmente.

Il Team di Ginnasticando.it ringrazia Gianmatteo Centazzo per la sua disponibilità e augura il meglio a lui e ai suoi atleti!

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Fabio Castelli


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