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martedì, 7 Luglio, 2020

“Adesso è il momento di farsi sentire”: Laurie Hernandez rompe il silenzio.

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Gli abusi verbali ed emotivi subiti, il ritorno in palestra per Tokyo 2020 e il processo alla sua ex-allenatrice: “adesso è il momento di farsi sentire” dice sui social Laurie Hernandez.

Dopo il primo processo, conclusosi con la condanna di 8 anni di sospensione per la sua ex-allenatrice Maggie Haney, Laurie Hernandez decide di rompere il silenzio e raccontare la sua terribile esperienza.

L’olimpionica, argento alla trave a Rio 2016, si è sfogata con un lungo post sui suoi canali social dichiarando:

“Ora che il peso di questa cosa mi è stato tolto di dosso, non ho più remore a raccontare la mia storia”

Di seguito la traduzione integrale del post originale di Laurie:

L’idea di condividere la mia storia con il mondo mi rende estremamente nervosa e vulnerabile… ma dopo aver sentito i risvolti positivi del processo di ieri sera, sento che condividere la mia storia potrebbe aiutare gli altri, o almeno potrebbe contribuire ad una presa di coscienza sul tema degli abusi verbali ed emotivi.

Andrò dritta al punto. Ho avuto così tante esperienze che mi hanno portato ad avere molteplici attacchi di panico in cui anche solo di fronte agli attrezzi… piangevo. In maniera incontrollata. Mi sentivo come se non riuscissi a respirare; e avrei voluto tornare a casa, ma non potevo perchè ero solo una bambina. C’erano delle mattine in cui piangevo già dal momento in cui mi svegliavo, in ansia per le gridate e la rabbia che mi aspettavano durante quella giornata. Ho sempre capito quando stava per succedere. Ho provato a dire a questa persona che quelle reazioni mi facevano sentire stressata e a disagio, o che quelle parole pesanti mi facevano male, o che quel modo di allenare non andava bene per me. Le risposte che mi venivano date erano sempre del tipo:

“Non ho mai fatto questo”

“Non è mai successo”

“Te la prendi troppo”

“Ti stai le inventando le cose”

“Sei troppo sensibile”

“Smettila di prendere le cose sul personale”

E molte, molte altre scuse che normalmente spingevano me a chiedere scusa per i problemi che le causavo.

Per anni mi sono chiesta se fossi o no solo “drammatica” e “troppo sensibile”. Mi chiedevo addirittura se quello che stavo vivendo accadesse veramente; o se fosse solo nella mia testa. Era quello di cui ero convinta e pensavo di stare diventando pazza.

Ogni tanto lei gridava talmente forte che le persone potevano sentirla dal parcheggio esterno. Lei si faceva spalleggiare da altri adulti; così se io provavo a parlarne con loro, era comunque, sempre colpa mia. Negli 11 anni in cui sono stata con lei avevo imparato ad interpretare il significato di ogni atteggiamento e ogni micro espressione. Con un solo sguardo poteva farmi scoppiare a piangere.

Lei mi umiliava senza alcuna remora di fronte agli altri, faceva costantemente commenti se prendevo peso, mi faceva fare allenamento anche con molti infortuni, mi malediva, puntualizzava quando piangevo di fronte agli altri, e molte altre cose che mi fanno così male che non riesco nemmeno a dirle.

Ad un certo punto, ovviamente, ho provato a dare ai miei genitori una piccola versione di quello che stava succedendo. Ci fu quindi una chiamata tra lei e mia madre, e sembrava che tutto si sarebbe sistemato. E così è stato, fino a quando il giorno dopo mi sono presentata all’allenamento e lei era furiosa per il fatto che qualcuno si fosse permesso ad affrontarla. Dopo la chiamata di mia madre la sua rabbia è divenuta talmente forte che durante gli allenamenti la scaricava su di me. Poi ha iniziato a scaricarla anche sulle mie compagne di squadra. Da quel momento in poi ho smesso di raccontare ai miei genitori quello che succedeva, dicevo solo che gli allenamenti andavano “bene”. Ho tenuto tutto segreto per un po’.

Durante l’autunno del 2016, parlavo su FaceTime con una delle mie compagne di squadra e facevamo battute su un episodio accaduto in allenamento un po’ di tempo prima. Mia madre ha origliato la nostra conversazione e rimase pietrificata, Mi fece sedere e le dovetti raccontare ogni cosa. Così scrisse tutto e inviò immediatamente a UsaGym.

Questo è il motivo principale per cui il mio rientro è avvenuto tanto tardi. io credevo di odiare la ginnastica e solo nel 2018 ho realizzato che fossero le persone ad aver reso terribile la mia esperienza, non lo sport in sè. Mi sono trasferita dal New Jersey alla California a 18 anni per provare a ripartire. Volevo dimenticare tantissime cattive abitudini sia fisiche , ma più che altro mentali, che mi portavo dietro dalla mia esperienza precedente. (Il mio percorso per ritrovare la salute mentale è stato come una montagna russa).

Fare parte della squadra olimpica del 2020 sarebbe naturalmente un sogno che si realizza, ma la mia assolutà priorità adesso è la mia felicità,il mio benessere, e questo è stato abbastanza per me.

Parlare davanti ad una giuria dei quattro anni precedenti, mentre mi sto allenando per il 2020, è stata una dolorosa sorpresa, per usare un eufemismo. Non pensavo che avrei parlato della questione durante il mio ritorno. Questa cosa mi ha fatto abbassare la guardia e ha avuto risvolti sulla mia vita fuori e dentro la palestra.

Questo tipo di comportamento e di trattamento non va mai bene. Ci sono cose di quest’esperienza che purtroppo mi accompagneranno per sempre, e dovrò sempre lavorarci per stare meglio- ma condividere la mia storia mi ha dato la possibilità di chiudere il capitolo, fare un bel respiro, e iniziare qualcosa di nuovo. Per anni mi è stato impartito di non ascoltare il mio corpo o la mia mente, ma ora ho imparato ad ascoltare il mio istinto, e so che le mie esperienze e i miei sentimenti valgono qualcosa.

Nessuno ha il diritto di decidere nulla per me. Ora che il peso di questa cosa mi è stato tolto di dosso, non ho più remore a raccontare la mia storia.

E’ il momento di parlare apertamente.

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Fabio Castelli


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